L’evoluzione spaziale di un mondo dissolto

Spazi intimi, oggetti rassicuranti, visioni di quotidianità domestica. Dettagli di ambienti apparentemente comuni si sciolgono nell’evanescenza del ricordo e nella rappresentazione dello spazio e della sua trasformazione in divenire.

Le tele di Paolo Pavan ci immergono in una realtà rarefatta, liquida, in cui bisogna soffermarsi per mettere a fuoco e dare identità ai soggetti, per scovare sempre nuove presenze nell’inarrestabile fluidità creatrice del colore.

Nato a Treviso nel 1987, Paolo ha frequentato il liceo artistico della sua città e successivamente ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia dove ha conseguito il diploma di primo livello in pittura nel 2009, per poi specializzarsi  nell’indirizzo di decorazione.

Osservando i primi lavori realizzati durante gli anni dell’Accademia si percepisce subito nella volontà dell’artista l’indagine di uno spazio lontano nel tempo, reso indefinito grazie all’approssimazione del tratto e alla stesura dinamica dei vari piani cromatici, fatti direzionare fisicamente da una parte all’altra del supporto inclinando il piano,  dando vita a forme distorte e dilatate. Tutte queste sensazioni vengono accentuate dalle dimensioni scenografiche delle tele.

Con l’olio di lino e l’acquaragia, Paolo Pavan interviene direttamente col pennello sulla tela senza farsi guidare da disegni preparatori ma dando vita a scenari incerti e sospesi che si evolvono man mano che vi si aggiungono velature di colore, lasciando che le forme prendano vita da sé.

Gli spazi sono essenziali, silenti e la costruzione prospettica, data principalmente dalla collocazione casuale degli oggetti raffigurati è, inizialmente accennata dalla sfuggevolezza dei limiti e dei contorni nella realizzazione delle “Stanze”, mentre successivamente risulta più netta nelle composizioni squadrate grazie alla rigorosa geometria dei cubi e delle scatole.

Soggetti banali divengono complessi, schiacciati, deformati e si fanno volumi capaci di dar vita ad esplosioni liquide e dinamismi inaspettati.

Nella produzione artistica più recente di Paolo Pavan troviamo una rappresentazione di soggetti sempre più riconoscibili come gli infissi di ipotetiche finestre di cui si intravedono le tendine veneziane, quasi a voler essere un timido invito a guardare oltre.

Vi è dunque un iniziale tentativo di esplorazione del mondo esterno e non più la chiusura di una rappresentazione piatta e circoscritta idealmente a luoghi chiusi.

La stesura del colore diventa più razionale e meno drammatica rispetto ai primi lavori, mentre la tavolozza passa dai toni del blu a quelli del verde e dell’ocra, rimanendo tuttavia sempre nello spettro cromatico dei toni freddi che l’artista ha volutamente limitato per attribuirlo come suo personalissimo segno di riconoscimento.

Nei suoi lavori ritroviamo influenze espressioniste, astratte e in alcune tele un richiamo molto evidente alla drammaticità di Francis Bacon, alla raffigurazione quasi spettrale delle forme e all’uso dinamico ma allo stesso tempo evanescente della materia.

Resta un evidente messaggio sull’instabilità, sull’incertezza del tempo presente, dove il raggiungimento di una realtà veritiera si può compiere solo attraverso un’immersione in spazi inattesi per poi darsi lo slancio per la risalita, inseguendo a fatica la luce come unica via d’uscita verso mondi veramente più autentici. Mondi che si  possono ritrovare solamente al di fuori dei nostri limiti spaziali e mentali.

testo a cura di Silvia Previti

contatti:

mail: paolo0pavan@libero.it

cell:  339 8528919

Paolo Pavan fa parte dell’associazione D’Artefatti di Treviso. Ha esposto a numerosi festival, mostre collettive e personali. Tra le esposizioni più recenti:

– 2016, “In Vulnere”, Palazzo dei Trecento, Treviso.

– 2016, “Il Principio dell’accadimento”, mostra personale a cura di Gaetano Salerno, Filanda Romanin-Jacur, Salzano (VE).

– 2016, “Artefatto IT’ ME”, Palazzo Gopcevich, Trieste

2016, “Open Studios # 4” progetto a cura di Gaetano Salerno, Magazzino Bruno + Officina     Quindici, Marghera, Venezia.

2016, “Superfice – un confronto tra due popoli”, Spazio Paraggi, Treviso.