Una messa a fuoco su percorsi divaganti

 

Concedersi la possibilità di un procedere lento, imboccare inaspettate diramazioni per poi poter riscrivere un percorso, conoscere davvero un luogo non limitandosi a godere dello spazio racchiuso da confini geograficamente prestabiliti.

 

STRELIOTTOÈ questo il modus operandi  di Giacomo Streliotto, che ha fatto della fotografia il suo mezzo di indagine e di riflessione per provare a ridisegnare visivamente una mappatura di porzioni di territorio contraddistinte dal caos dell’urbanizzazione moderna. Una fotografia di ricerca, in cui si deve procedere “quasi stupidamente” come scrive Perec, per porsi domande, comprendere e riappropriarsi così del proprio territorio, ristabilendo connessioni con il disordine paesaggistico che ci circonda e che ormai identifichiamo come l’ovvio.

 

L’interesse per questo genere di fotografia è nato già negli anni di studio allo Iuav di Venezia, durante i quali ha avuto la possibilità di approfondire lo studio di importanti autori italiani e americani, fondamentali per la sua formazione.

 

Giacomo ha iniziato a realizzare i suoi primi progetti durante la permanenza ad Urbino, dove ha frequentato il corso di Fotografia dei Beni Culturali dell’ ISIA. Prima con il lavoro di “Via della Stazione” e poi con “Giro Vago”, ha voluto ricreare una mappatura fotografica della città marchigiana, concentrandosi dapprima solo sulla strada che collega il centro alla vecchia stazione ferroviaria, e poi esplorando le zone periferiche, quelle identificate come “accessorie” per gli abitanti o per i numerosi pendolari che le percorrono. I suoi scatti ritraggono piccoli agglomerati residenziali e industriali, zone in costruzione o aree coltivate. Ogni foto racconta un frammento di vita quotidiana che solo con un’osservazione attenta e insistente si può scorgere e che al contrario un qualsiasi abitante potrebbe considerare banale.

 

Con il progetto di tesi “La Brenta” Giacomo  ha realizzato invece un racconto di percorso più articolato, in cui affianca all’indagine puramente fotografica quella d’archivio, per far emergere eventuali analogie o elementi di discontinuità tra passato e presente.

 

Originario di Cittadella, Giacomo è da sempre legato all’area del Brenta. Questo l’ha indotto a scavare a fondo nella storia del tragitto del fiume per scoprirne le radici e i mutamenti dei rapporti tra l’uomo e questo paesaggio nel corso dei secoli.  Partendo dalla ricerca della rappresentazione del territorio dal punto di vista pittorico, incisorio e iconografico, Giacomo ripercorre più volte i luoghi limitrofi al fiume e ne studia le testimonianze d’archivio, fotografa vecchie cartine nei musei storici, racimola numerose testimonianze fotografiche che fungono da attestazione di un passato che racconta un modo di vivere “la Brenta”, come veniva chiamata un tempo in segno di timore e rispetto, che oggi non esiste più.  Oggi l’area presenta numerosi problemi di tipo ambientale, causati dall’incuria dell’uomo che si è accanito fin dal dopoguerra su questo territorio fluviale.

 

Giacomo ha creato dunque una sequenza di immagini non per ricostruire un percorso storico o geografico del fiume, né tantomeno di denuncia. Il lavoro de La Brenta è piuttosto una riflessione attraverso il racconto di singoli frammenti e analogie visive che messe insieme restituiscono un’immagine del fiume carica di segni, storie e memorie e al tempo stesso difficile da decifrare, caotica e approssimativa in quello che è il contesto attuale.

 

Silvia Previti

 

Contatti:

 

www.giacomostreliotto.com