Un obbiettivo sensibile sul mondo

Quando una foto ti rapisce e ti porta all’interno della sua dimensione distogliendoti dal presente, vuol dire che chi l’ha scattata ha il raro dono di saper “guardare oltre”.

In un mondo popolato dalla “civiltà dell’esibizione”, sempre più bulimico di immagini che si affollano e si sovrappongono dinnanzi ai nostri occhi, le foto di Andrea Zanni non ci lasciano sicuramente indifferenti, anzi, ci invitano a soffermarci, a godercele proprio perché ognuna di esse sembra racchiudere in sé una storia da scoprire.

zanniSfogliando le sue foto si percepisce un talento che va al di là della tecnica fotografica, per lui che si è formato totalmente da autodidatta. È un talento di chi riesce a “vedere” e  mettere in atto la pratica dell’ascolto, avendo sempre tutti i sensi in all’erta, non solo la vista. Il suo sogno da sempre è quello di dipingere ma è arrivato a capire che in pittura non riesce ad esprimersi come realmente vorrebbe e perciò si è affidato alla fotografia, che avendo dei limiti ben definiti a livello tecnico, lo ha da sempre rassicurato e nel tempo soddisfatto.

All’età di 17 anni ha comprato la sua prima reflex, un’analogica sovietica degli anni ’90 totalmente manuale. Da allora si è ricreato in casa una camera oscura e fino ai 21 anni ha sviluppato tutti gli scatti accumulati man mano nei rullini, sperimentando e giocando con i vari effetti possibili. Girovagando inizialmente negli immediati dintorni di casa, a Montebelluna, Andrea si è soffermato sugli scorci a lui più comuni e che raccontano il suo mondo quotidiano. Sono moltissime le foto ritratto scattate esclusivamente ad amici, in cui traspare il senso di convivialità, di trasparenza, di condivisione. Scatti “rubati” in cui Andrea non ricerca mai il banale, bensì punta al particolare, alla stranezza, a sguardi di persone a lui limpide, di cui riesce a cogliere frammenti di essenza, a tratti commoventi.

Dopo una prima esperienza di qualche mese in Inghilterra, Andrea ha deciso di iniziare a viaggiare portando con sé la sue macchine fotografiche. Quattro anni di viaggi quasi a tempo pieno lo hanno portato in camper e in autostop lontano dai luoghi turistici di Ungheria, Romania, nei Balcani, in Israele, Palestina, Georgia e nei paesi del nord Europa come la Svezia ed i paesi baltici, fino ad arrivare in Turchia, al confine con la Siria. Gli scatti che ha prodotto durante questi viaggi non vogliono solo raccontare di paesaggi lontanissimi e mozzafiato ma sono il risultato di una ricerca che il fotografo ha voluto innanzitutto avviare per sé. Andrea rivela così una predisposizione per un approccio veramente profondo, sia di fronte al soggetto naturalistico sia a quello umano.  Nei ritratti fotografici che ha realizzato traspare la sensibilità di chi si è avvicinato in punta di piedi con il sorriso, senza imporsi con l’obbiettivo per portarsi a casa lo scatto perfetto ma per voler davvero entrare in empatia con le storie dei luoghi e delle persone. Viaggiare moltissimo lo ha portato ad entrare a stretto contatto con realtà differenti e, una volta ritornato in Italia, ammette di essere riuscito ad apprezzare ancora di più le nostre località, spesso sminuite e poco considerate.

Andrea oggi ha deciso di fare della fotografia una passione che non sia fonte di guadagno ma di piacere e soddisfazione grazie ai numerosi riconoscimenti ricevuti. Ultimamente per praticità preferisce scattare con il telefono, stimolato anche dal titolo del libro di Chase Jarvis: “The Best Camera is the One That’s with You” .

Al momento si sta occupando di ritratti, foto e video corporate e di un progetto personale e autonomo intitolato “True Humanity” riguardante reportage di festival e stili di vita alternativi.

Silvia Previti

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